PISTOIASETTE

9 Maggio 1978: una delle notti più buie della Repubblica

  • CRONACA
  • 23:31, 09/05/21
  • di Lorenzo Vannucci

Erano da poco passate le 13.00. L'agenzia ANSA fa partire un dispaccio urgente per le redazioni giornalistiche: all'interno di una macchina rossa, in Via Caetani, è stato trovato il corpo di un uomo, esanime. Dopo pochi minuti, la stessa agenzia, diffonde un particolare che cambierà per sempre la storia del nostro Paese: dentro la macchina giace, senza vita, Aldo Moro. Segretario della Democrazia Cristiana, uno dei massimi politici ed intellettuali del tempo, Moro, con la tragica conclusione del suo sequestro, fa sentire lo Stato, per la prima volta, nudo, impotente, non sicuro.

Come ogni anno anche nella mattinata di ieri, giorno in cui cadeva l'anniversario del ritrovamento del corpo senza vita di Moro, in città si è tenuto il consueto cerimoniale, alla presenza delle massime autorità cittadine, e nel rispetto delle norme per il contrasto al Covid - 19. Motivo, questo, per cui la cerimonia non è potuta essere aperta alla coralità della cittadinanza.

La morte di Aldo Moro rappresentó una tragedia per l'Italia intera. Il Paese reagì come di fronte ad una catastrofe nazionale: mostrandosi umano ed unito. I sindacati proclamarono lo sciopero generale affinché i lavoratori potessero partecipare alle esequie. In varie città furono improvvisati cortei, dove sconosciuti si mescolavano a sconosciuti, dove non era importante quale fosse il partito di appartenenza. Membri della Dc, del Pri e del PCI camminarono insieme, in silenzio. E non ci furono comizi conclusivi: nessuno se la  sentiva di parlare in una atmosfera così surreale. Nessuno poteva esprimere con umane parole il dolore che stava filtrando dalla drammaticità di tali momenti. La morte di Aldo Moro per la nostra Repubblica fu uno shock per due differenti motivi. Il primo:  dopo interminabili settimane dal suo sequestro, dopo liti e dibattiti politici estremamente aspri, si aveva come la percezione che non fosse possibile sconfiggere il terrorismo. Sembrava a molti che le forze di polizia, i Servizi Segreti, le istituzioni, fossero raggirate ed ingannate da terroristi senza scrupoli. La seconda: Aldo Moro era uno dei padri della Patria repubblicana, uno che credeva nella patria repubblicana e che, per questo era amato dai cittadini. Perché Aldo Moro era e sarà sempre il simbolo che meglio rappresenta ciò che si dovrebbe intendere per senso dello Stato, del ruolo che si è chiamati a ricoprire. E ciò è un fatto indipendente dalle valutazioni ex post facto della sua carriera politica o delle sue idee. E ciò è un fatto che le nuove generazioni, che alle istituzioni provano, tra alterne fortune e molteplici difficoltà, ad avvicinarsi, tendono a tener ben presente. La morte di Aldo Moro rappresentó una delle notti più tragiche vissute dalla Repubblica. Lo Stato sembrava essere perdente. Si trattó di quella terribile sensazione che più volte la cittadinanza avvertì durante ed immediatamente dopo gli anni della strategia della tensione. Dalla morte dei giudici Falcone e Borsellino, servi di una Istituzione che non seppe proteggerli fino in fondo, ad attentati efferati e violenti. Ma la morte di Moro ed il suo ritrovamento senza vita rappresentó qualcosa di più. Non perché la vita di Moro valesse di un peso specifico maggiore rispetto a quella di altri martiri di anni insanguinati, ma perché fu chiaro come anche l'uomo di Stato tra gli uomini di Stato fosse, ove lo stesso Stato lo richiedeva, sacrificabile.

Lorenzo Vannucci
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