L'analisi dei mercati e della situazione economica
L'emergere della variante Omicron ci ha ricordato le incertezze che permangono riguardo alla pandemia. Nonostante ciò, il 2022 sarà un altro anno positivo per la crescita, con l'economia globale che proseguirà la sua fase di ripresa, anche se in maniera minore rispetto al 2021, via via che il massiccio sostegno offerto da governi e banche centrali durante le fasi iniziali della pandemia comincerà a svanire. L'inflazione dovrebbe rallentare, ma nel frattempo il contesto sarà complesso per autorità e investitori. La previsione è di una crescita del Pil globale del 5,6% nel 2021, seguita da un +4% nel 2022. La stima invece dell’inflazione globale al 3,4% per il 2021 e in aumento al 3,8% nel 2022.
La ripresa economica post-pandemica è stata diversa da quelle del passato. Ciò ha generato problemi imprevisti nelle catene di approvvigionamento, con l'emergere di colli di bottiglia. Ci sono state complicazioni nel mercato del lavoro, dove le aziende hanno dovuto affrontare una carenza di manodopera. Colli di bottiglia e carenze hanno spinto inflazione e stipendi più in alto del previsto. La ripresa è stata guidata in modo sproporzionato dal settore dei beni e questo ha creato una pressione straordinaria sulle catene di approvvigionamento e sui mercati delle materie prime. Ci sono voluti quattro anni e mezzo perché I volumi delle vendite al dettaglio superassero di così tanto i livelli precedenti dopo la fine della crisi finanziaria globale nel 2009. In questa occasione ci sono voluti solo 18 mesi.
La maggiore inflazione riflette uno squilibrio tra un'offerta limitata e una forte domanda. Mentre le banche centrali non possono influenzare la prima, possono ripristinare l'equilibrio, dato che hanno gli strumenti per gestire una forte domanda. Le politiche di supporto verranno meno nel 2022. Il venir meno della straordinaria azione di supporto da parte di banche centrali e governi per gestire l'emergenza, giocherà un ruolo importante nel plasmare l'attività economica nel 2022. Le massicce politiche di stimolo fiscale in risposta alla pandemia stanno già venendo meno negli Stati Uniti e nel Regno Unito. Anche se la spesa pubblica rimarrà elevata, le politiche fiscali nel complesso saranno meno favorevoli nel 2022. Ciò non dovrebbe essere una sorpresa dopo la generosità fiscale del 2021. Negli Stati Uniti il Bipartisan Infrastructure Deal inizierà l'anno prossimo e il Build Back Better, che attualmente è al vaglio del Congresso, dovrebbe essere d'aiuto (se passerà al Senato). L'impulso alla crescita complessivo generato dalle politiche fiscali sarà comunque inferiore a quello del 2021. La situazione è simile nel Regno Unito, dove le imposte sulle aziende e sul reddito sono destinate ad aumentare l'anno prossimo, insieme alle tasse sui salari.
Al contrario, l'Eurozona si distingue per una spesa fiscale
che dovrebbe rimanere forte grazie al Recovery Plan. Gli stimoli saranno
leggermente inferiori rispetto al 2021, ma comunque significativi. Intanto ci
si aspetta che la Cina mantenga invariati gli stimoli fiscali nel 2022,
attraverso l'aumento dei prestiti delle amministrazioni locali, anche se in
parte legati alle politiche che incoraggiano le banche a erogare maggiori prestiti.
Le banche centrali stanno per concludere i programmi di quantitative easing (QE) legati alla pandemia, che sono stati utilizzati per iniettare denaro direttamente nel sistema finanziario. La Bank of England (BoE) e la Fed sono anche pronte ad alzare i tassi di interesse. La BoE alzerà i tassi a febbraio 2022. La paziente Fed invece dovrebbe alzare i tassi a fine 2022 dopo aver ridotto completamente gli acquisti di asset a giugno. La prospettiva quindi, e che i tassi di interesse in entrambe le economie salgano ulteriormente nel 2023.
Le politiche delle banche centrali passeranno da positive a neutrali (piuttosto che negative) poiché i tassi di interesse sono ancora bassi rispetto al tasso di "equilibrio". Quando un'economia marcia a piena capacità, questo è il tasso richiesto per evitare o una sovra-stimolazione (e possibili pressioni inflazionistiche indebite) o una sotto-stimolazione (e una possibile contrazione economica e rischio di deflazione). La domanda privata crescerà? Questi cambiamenti non dovrebbero sorprendere, dato che le misure di supporto erano destinate a concludersi con il consolidamento della ripresa. Tuttavia, affinché la crescita rimanga stabile, sarà necessario un passaggio di testimone dai governi e dalle banche centrali al settore privato. Su questo fronte i consumatori hanno un ruolo cruciale, famiglie spenderanno i risparmi accumulati durante i lockdown. In pratica, ciò implicherebbe un calo del tasso di risparmio sotto la sua media pre-pandemica del 7,5%, via via che i risparmi in eccesso vengono spesi.
Il tasso di risparmio statunitense è già sceso significativamente
nel 2021, ma è fondamentale per i consumi che continui a scendere nel 2022. Ciò
a causa della compressione dei guadagni reali dovuta all'aumento
dell'inflazione, anche se si prevede un raffreddamento dell'inflazione
statunitense e globale nella seconda metà del prossimo anno.
La situazione nell'Eurozona e nel Regno Unito è simile, le famiglie di queste economie non sono ancora in procinto di esaurire i loro risparmi in eccesso. Giudicare la situazione Cinese, è più difficile a causa della mancanza di dati, ma si ritiene che ci siano meno risparmi in eccesso che in Occidente. La divergenza tra Stati Uniti/Regno Unito e zona Euro/Cina dovrebbe creare opportunità nei mercati obbligazionari e del forex. Cosi come la fanno da padrona le incertezze riguardo all'inflazione e la crescita, non ultime quelle derivanti dal persistere di strozzature nelle catene di approvvigionamento e di carenze di manodopera. L'aumento dei salari che si ripercuote sui costi e quindi sui prezzi potrebbe portare a un'inflazione più alta del previsto e a una crescita più debole, con il rischio di un risultato "stagflazionistico".
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