PISTOIASETTE

Gavetta e sudore per formare giovani campioni poi la prima squadra della Giorgio Tesi Group

  • SPORT
  • 08:01, 18/11/21
  • di Alberto Maria Cambuli

Pistoia Sette sbarca nuovamente al PalaCarrara e lo fa incontrando Luca Angella, vice di coach Brienza nella prima squadra della Giorgio Tesi Group Pistoia ed ex allenatore del settore giovanile della stessa. Dopo tanti anni di gavetta e sudore, ben 2 anni fa, è stato chiamato tra i "grandi" per divenire uno degli assistenti di Carrea e delllo storico vice Fabio Bongi. Esperienza. La stessa che lo ha portato a prendere il posto proprio di Bongi nel Luglio del 2021 e a collaborare per condurre i ragazzi biancorossi nella prima fase della loro bellissima cavalcata in questa stagione di A2. DimostrandosI, aggiungiamo noi, sicuramente all'altezza del nuovo ruolo. 
Iniziamo chiedendogli di parlarci della situazione del settore giovanile italiano, pregi e difetti, con una menzione in particolare al brillante lavoro di Pistoia a riguardo. "Dal punto di vista italiano - principia Angella - il basket soffre di avere poca vetrina nei grandi palcoscenici di serie A e A2; le giovanili di conseguenza pagano soprattutto nei numeri che sono tolti non solo dal calcio ma anche da altri sport come la pallavolo dove servono dei fisici simili per i ragazzi, i ruoli si sono ingigantiti in tutte le discipline. C'è un problema di reclutamento". Un problema che non è nuovo quello citato dal tecnico pistoiese e che ha fatto parlare molti personaggi importanti di questo sport come l'ex coach di Siena, Milano e Italia, tra tanti, Luca Banchi. Angella poi prosegue: "Il reclutamento si fa quando c'è una sorta di pubblicità. I risultati della Nazionale di quest'estate hanno fatto sicuramente un po' di clamore per la pallacanestro, che però mangia solo dei grandi risultati per tenersi in vita e, alla lunga, ne risente". Immancabile un commento sull'aggravante Covid che ha sicuramente impoverito ancor di più i settori per i ragazzi che sono stati costretti al lock down ed alla sospensione delle loro attività.
Angella poi verte il discorso su Pistoia: "Non siamo ancora pronti come Federazione ad attrarre i ragazzi e lo dimostrano i numeri. Quando questi sono poveri lo è anche la qualità per forza di cose. Pistoia nonostante tutto ha ottenuto risultati importanti in Italia investendo in questo ambito. In particolare è la sua politica sui ragazzi che la eleva rispetto ad altre realtà: perché si vogliono portare avanti i giocatori prima dei risultati che, grazie ai primi, arrivano di conseguenza. I tanti giocatori del settore giovanile in prima squadra e a giro per l'Italia ne sono una dimostrazione: Cipriani, Riisma, lo stesso Saccaggi, ecc". Un orgoglio per lui e per tutti coloro che hanno lavorato con i ragazzi: "È un insieme di persone che hanno seguito questi giocatori: con il duro lavoro di tutti abbiamo raggiunto questi risultati formativi. I genitori spesso mi dicevano che al di là del basket è il diventare uomini attraverso questo sport. Mi consideravo un formatore col lavoro nelle giovanili, è una cosa importante per me più del risultato che è fine a sé stesso".
Sviscerato il tema legato al suo passato, decidiamo di immergerci nel presente del coach originario di Livorno e quindi riguardo al suo salto in avanti al posto di Bongi e cosa abbia preso da lui: "Sicuramente Fabio mi ha lasciato l'organizzazione del lavoro, cioè come rapportarsi con i giocatori e come capirli psicologicamente. Quindi anche l'approccio è stato un cavillo importante ma anche il lavoro di tutti i giorni: organizzare i gruppi di lavoro, le divisioni tecniche, ecc." Inoltre non manca di fare un accenno al cambio totale del ruolo durante le partite; Angella infatti spiega: "Rispetto ai primi 2 anni da assistente il mio ruolo è diverso: io sono colui che filtra le informazioni dell'assistente secondo ciò che ritengo io con la mia ultima parola".
Come abbiamo detto all'inizio: dietro ai grandi risultati c'è sempre una persona in carne ed ossa. Decidiamo quindi di entrare nel capitolo che riguarda l'uomo Angella di tutti i giorni, con la voglia di sapere quanto abbia dato il basket alla sua vita quotidiana e viceversa: "A me è sempre piaciuto insegnare e stare coi ragazzi: e con mia figlia sono stato un educatore fin quando è stata più piccola. Ora inizia ad avere il suo carattere più formato a quasi 9 anni e mi devo trasformare anche in insegnante di vita, a volte anche in modo duro come facevo con i giocatori per farli crescere in una certa maniera, perché ritengo che le regole siano fondamentali, ma sempre col sorriso. Il rispetto delle regole quindi è ciò che mi ha unito in entrambi i miei ruoli della vita. Non si devono sorpassare certi limiti, come mi ha insegnato anche Fabio". Limiti che sono ben diversi tra giovani e adulti. Cerchiamo così di approfondire l'argomento: "A 15 anni vorresti spaccare il mondo, mandare a quel paese l'allenatore ed essere un ribelle; lì, devi fargli capire di essere all'interno di una società organizzata come la nostra. Anche i più bravi che ora giocano in serie A, se facevano un passo di troppo, venivano convocati dal presidente Stefano Della Rosa e venivano 'messi in riga'; con gli adulti questo non lo devi fare perché non hanno questi atteggiamenti ma possono avere ribellioni tecniche come smettere di tirare: il giocatore è un professionista". Andiamo avanti con l'intervista riflettendo sul tema che riguarda la gestione delle opinioni e delle idee all'interno dello staff in allenamento e in partita: "Noi cerchiamo sempre di risolvere i dubbi all'allenatore e non il contrario soprattutto durante la partita. Poi le opinioni è giusto averle e dirle ma in una certa maniera e in un determinato momento. Poi coach Brienza è molto disponibile, allo stesso modo di coach Carrea che lo è stato ugualmente". Come ogni persona di sport che si rispetti, anche Angella ha avuto un punto di riferimento nel suo mestiere a cui si è ispirato. Abbiamo cercato così di restringere il campo e trovarlo tra coloro che hanno passeggiato al PalaCarrara durante le gloriose stagioni in serie A. Non banale è la sua scelta alla fine di un'analisi più che corretta ed oculata: "Se ti dovessi dire qualcuno che mi ha ispirato a livello tecnico ti dico il meno quotato Ramagli poiché sia a livello umano che tecnico è una persona super, anche perché lo conoscevo bene dai miei tempi livornesi. Purtroppo tante volte si parla di risultati e questo non vuol dire che lui non fosse una brava persona e un bravo allenatore".
Vogliamo infine chiudere con una piccola curiosità sul giocatore che ha impressionato maggiormente il secondo di coach Brienza durante le stagioni di Pistoia in serie A: "Tamar Slay tecnicamente era un giocatore incredibile, forse il più forte che abbia mai visto, anche per la sua portata di 2,03 metri. Anche Joe Forte era un giocatore incredibile però aveva un brutto carattere. Tamar era una super persona anche fuori dal campo".
Finisce qui il nostro incontro. Non è una novità che l'ambiente cestistico pistoiese abbia fatto emergere tante figure nel panorama del grande basket italiano. Pistoiesi, toscani, italiani, stranieri: in molti sono passati dall'ambiente nostrano per fare il salto di qualità e di compiere grandi imprese. Ma dietro traguardi importanti si celano sempre persone che lavorano a testa bassa e portano il loro mattoncino affinché si formi quel grande castello che gli appassionati di basket ammirano i fine settimana al PalaCarrara. Angella sicuramente è uno di questi, un esempio straordinario per chi ama questo sport e la sua crescita. 
Alberto Maria Cambuli
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