PISTOIASETTE

Da Holly e Benji all’Università: il mondo di Serena Zanchi, una bergamasca in terra pistoiese

  • SPORT
  • 14:09, 16/02/22
  • di Chiara Capecchi
Foto di Elena Meoni

Ci vuole molto coraggio nel riempire una valigia, lasciare la propria casa e gli affetti più cari e intraprendere un viaggio con un solo biglietto in tasca: quello di andata. Trovare questo coraggio è molto difficile anche per chi è grande, figuriamoci per una giovane donna, nemmeno ventenne, che si sta affacciando per la prima volta alla vita. Da questa metaforica finestra il paesaggio che si profila è splendido e ricco di meravigliose opportunità ed esperienze: si può scegliere semplicemente di ammirarlo oppure si può decidere di lasciare il nido e spiccare quel volo che porta a toccare con mano ciò che non ci si accontenta di vedere da lontano. Divenire protagonisti attivi della propria vita, osare, rendere concreto qualcosa che potenzialmente può avverarsi e scegliere di riempire quel famoso bagaglio di sogni, desideri e aspirazioni per partire alla volta di una nuova destinazione: inutile dirlo, fa paura. Ma è proprio vincendo quella paura che si cresce, che si respira a pieni polmoni la vita e che collezioniamo le famose esperienze che tanto insegnano. Dagli occhi di Serena Zanchi, calciatrice bergamasca in terra pistoiese, traspare questo coraggio e questa voglia di inseguire la propria passione, nonostante la lontananza da casa e nonostante la timidezza e le paure che non devono essere un freno, ma ostacoli da vincere. La famiglia e la città di origine, inutile dirlo, un po’ le mancano: ad esempio la Città Alta a Bergamo oppure il papà che le ha trasmesso due delle sue più grandi passioni: quella per il calcio e quella per gli studi, da lei poi intrapresi all’Università di Firenze; all’amore verso il mondo del pallone ha contribuito anche il cartone che tutti i bambini di allora ricordano con nostalgia ed affetto: “Holly e Benji”. 

Di che anno sei? Come è stata la tua infanzia? 

Sono del 2002 e sono originaria di Bergamo. Ho una sorella più grande di me. La mia è stata un’infanzia felice, ho iniziato a giocare a calcio all’età di nove anni. 

La tua famiglia ti ha sostenuto nella scelta di giocare a calcio? 

Si. Non si sono mai opposti, anzi. 

Come ti sei avvicinata al mondo del pallone? 

Un po’ perché mio padre giocava a calcio e un po’ perché ho visto Holly e Benji.  

A quale modello calcistico ti ispiri?

Sono juventina, mi ispiro a Buffon. 

Sei originaria di Bergamo, quali sono le differenze fra questa città e Pistoia?

Bergamo è una città molto più grande se paragonata a Pistoia. Io abitavo in un paese di Bergamo. Però preferisco Pistoia perché è piccolina, è tutto molto vicino. 

Cosa ti piace di più di Pistoia?

Il centro. È piccolino ma bellissimo, soprattutto Piazza Duomo. 

Soffri molto la distanza da casa?

Mi manca abbastanza, ma d’altronde sono maggiorenne e devo fare anche le mie esperienze.

Cosa ti manca di più della tua città di origine?

Mi manca molto andare a Bergamo in Città Alta, è bellissima. In generale mi manca la città e la mia famiglia. 

Sei mai stata a Montecatini Alto? È simile a Bergamo Alta? 

No, non ci sono ancora stata, non l’ho ancora vista. Ho visto solo Firenze.   

Qual è il tuo piatto preferito di Bergamo?

Il mio piatto preferito in generale è la pasta alla carbonara. Il piatto tipico di Bergamo sono i casoncelli alla bergamasca. Mi piacciono anche le lasagne e la polenta.  

In squadra hai il ruolo di portiere? Perché lo hai scelto?

L'ho scelto questo perché è un ruolo di grande responsabilità; nella vita sono una persona che si prende le responsabilità. Poi devo dire anche che non mi piace correre. 

Cosa ti lega al numero che hai scelto, il 72?

Ho scelto il 72 perché sono nata il 27 e quindi ho invertito i numeri. 

Vuoi che il calcio diventi la tua professione oppure giochi esclusivamente per passione? 

Ora come ora gioco per passione, però spererei anche di farlo diventare una professione. 

Cosa fai nella vita oltre al calcio? 

Studio, faccio l’università a Firenze, sono al primo anno di Scienze Politiche. Ho iniziato da pico, quindi mi sto ancora ambientando. 

Perché hai scelto questa facoltà? 

L’ho scelta perché ho sempre avuto due grandi passioni: il calcio e la politica, i giornali in generale. Questo anche grazie a mio padre, lui è giornalista e quindi mi ha trasmesso l’amore per questi due mondi. 

Cosa ne pensi del fatto che il calcio sia considerato uno sport prettamente maschile? Noti differenze di trattamento tra uomo e donna? Se si, quali?

Si, c’è molta differenza. Mi piacerebbe tantissimo che in Italia si raggiungesse il livello che c’è negli Stati Uniti. Stiamo andando in questa direzione, però ci vogliono ancora molti anni. Penso che sia anche una questione un po’ culturale e quindi per cambiare ci vuole molto. 

Come ti trovi con le tue compagne? C’è qualcuna in particolare con cui sei più legata? 

Onestamente mi trovo benissimo con tutte. Ho legato di più con le persone con cui vivo, siamo in sei. 

Come ti trovi con l’allenatore Mirri? 

Benissimo, è molto preparato. Abbiamo un bel legame. 

Qual è l’umore della squadra adesso, dopo la sconfitta di domenica?

Penso che non sia un umore tanto triste perché abbiamo comunque dimostrato quello che sappiamo fare. La squadra è abbastanza tranquilla, molto di più rispetto a prima e l’umore non è così a terra come in precedenza. Dobbiamo lavorare ancora un po’ però sono fiduciosa.  

Descriviti con un aggettivo che credi ti rappresenti 

Sono timida, però sono anche generosa e quando mi lego alle persone le difendo fino alla morte. Penso di essere molto leale.  



Foto di Elena Meoni


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Chiara Capecchi
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