PISTOIASETTE

Il Centrodestra marcia deciso verso le elezioni: il Senatore La Pietra fa il punto sul programma in vista delle elezioni

  • POLITICA
  • 15:38, 18/09/22
  • di Alberto Maria Cambuli

Mai come oggi il Centrodestra sembra essere forte dell’appoggio degli italiani. I sondaggi di queste settimane hanno registrato un consenso ampio, diffuso e condiviso, che ‘rischia’ seriamente di varcare il 50% dei consensi, divenendo di fatto uno dei risultati storici della politica italiana. A guidare con forza questa cavalcata a Palazzo Chigi c’è sicuramente Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni, dato addirittura al 24%, perennemente all’opposizione negli ultimi 4 anni e unico partito politico, tra i grandi, avverso all’ultimo Governo del Premier Mario Draghi. Adesso FdI ha una chance unica dalla sua fondazione ad oggi, avendo la possibilità non solo di guidare la vittoria della coalizione di Centrodestra, ma anche di scegliere il futuro Primo Ministro che guiderà il Governo della prossima legislatura. Il programma di FdI, Lega, Forza Italia e Noi moderati non è macroscopico come altri, ma conta su punti chiari e decisi che mirano in primis allo sviluppo del Paese, le imprese e i lavoratori, attraverso un dettagliato piano sull’abbassamento delle bollette, incentivi alle assunzioni e una visione di stampo produttivo nazionale. Per chiarire le posizioni del Centrodestra, in particolare di FdI, è stato Patrizio La Pietra, Senatore uscente e candidato al Senato all’uninominale e plurinominale di Pistoia, Prato, Lucca e Massa, ad analizzare i vari punti del programma della coalizione di cui fa parte. Siamo quindi partiti dal tema caldo di queste politiche del 25 settembre, ovvero l’autosufficienza energetica. Ecco le parole del Senatore La Pietra a riguardo: “Questo è sicuramente uno dei dossier più importanti che dovrà affrontare il prossimo Governo. Il conflitto russo-ucraino ha evidenziato un problema già presente perché l’Italia non ha mai avuto fonti energetiche primarie da poter estrarre. In questi anni comunque sono stati commessi molti errori: non continuare ad estrarre il nostro gas nell’Adriatico, legati da posizioni ideologiche che ci hanno impedito di sviluppare tante potenzialità per arrivare all’autosufficienza energetica. FdI vuole cercare di sganciare il prima possibile il calcolo dell’energia elettrica dal costo del gas. Questa oggi viene prodotta per il 60% da gas ad alto costo, il restante 40% da fonti rinnovabili che hanno costi estremamente più bassi. Noi vogliamo sganciare questo meccanismo, tutto italiano, per calcolare l’energia elettrica sulla media effettiva delle fonti da cui essa viene prodotta, così da avere un risparmio immediato in bolletta di circa il 30-40%. Ci stupisce come in questi mesi il ‘Governo dei migliori’ non ci abbia pensato. Se noi andremo al Governo e saranno confermati i sondaggi di questi giorni agiremo immediatamente in questa direzione. Ci vuole una diversificazione dei nostri fornitori a livello internazionale del gas; dovremo anche potenziare il collegamento con l’Europa dell’ovest perché i gasdotti arrivano anche in Spagna dal Marocco senza avere però un collegamento diretto con il resto d’Europa. Dovremo intervenire per incrementare questo collegamento e diversificare maggiormente. Poi abbiamo come idea quella di investire nella ricerca del nucleare pulito, tuttavia impossibile da poter realizzare nel breve periodo. Abbiamo bisogno di incentivare la produzione dell’energia elettrica da fonti rinnovabili, avendone tantissime tra sole, vento e acqua, attraverso l’istallazione di strutture da sfruttare. Non nascondo che ci sia la necessità di sfruttare i rigassificatori ma, anche qui, il ‘Governo dei migliori’ non ha fatto assolutamente quello che doveva fare. La polemica sui rigassificatori di Piombino e Ravenna fa sembrare che l’innesto di nuovi impianti sia la soluzione a tutti i mali. Tuttavia bisogna sapere che a Piombino non sarà attivo prima di maggio del 2023, lasciando gli italiani in difficoltà per l’inverno a venire e pronto solo per l’anno seguente; quello di Ravenna ancora più tardi. FdI quindi propone di aumentare la produttività dei rigassificatori già esistenti: Livorno, ad esempio, ha l’autorizzazione alla produzione di 3,5 miliardi di metri cubi, noi proponiamo di portarlo a 5 perché la sua potenzialità tecnica può arrivare addirittura a 6. L’autorizzazione ministeriale alla maggiore produzione dei tre rigassificatori che ci sono attualmente in Italia potrebbe fornire la stessa quantità di gas, pari a quello che si vuole fare a Piombino, ma per l’immediato e non per il futuro prossimo”. Non è certo una novità che il Centrosinistra richieda con forza i fondi del PNRR per aiutare i cittadini in questo momento di grande crisi. E il Centrodestra invece? “Oggi il prezzo del gas non aumenta solo per la guerra ma anche per le speculazioni dei mercati: tutti i Paesi Europei vogliono che si aumentino le scorte, ma quando queste aumentano si deve comprare e quando l’offerta sul mercato cresce, cresce anche il prezzo - afferma Patrizio La Pietra - Il PNRR sicuramente può dare una mano in tal senso, ma non basta assolutamente. Quei fondi sono nati in una condizione totalmente diversa da quella in cui ci troviamo oggi, vanno quindi reindirizzati e portati ad una visione attuale del problema, rimodulandolo i progetti che 3 anni fa avevano un senso e oggi no. Il Centrosinistra è fermo su posizioni ferree, non capendo che il PNRR non è un dogma nei progetti da realizzare. Questi vanno sicuramente rivisti per adattarli al meglio alla situazione attuale”. Un altro aspetto spinoso, che ha tenuto banco in gran parte dei dibattiti negli ultimi anni, è certamente il reddito di cittadinanza. Il Centrodestra ha una linea totalmente diversa da quella proposta dai 5 Stelle nella precedente campagna elettorale, ma anche con quella presa dai Pentastellati alle ultime elezioni, dove si parla di revisione parziale e non totale come vorrebbero, appunto, i partiti di Meloni, Salvini, Berlusconi e Lupi, su tutti. Così fa chiarezza il Senatore La Pietra: “Il reddito di cittadinanza è nato dall’esigenza di coniugare il mondo del lavoro con chi non ne avesse uno, dimostrandosi un fallimento in tal senso. Va sicuramente rivisto e tolto come sistema, come struttura di base di legge perché non aiuta a trovare posti di lavoro. Le risorse possono essere sicuramente sfruttate in maniera diversa: se ci sono 10 miliardi a disposizione alcuni li mettiamo a disposizione di quelle persone che si trovano in una situazione di difficoltà reale, col sostegno che va mantenuto a chi non abbia la possibilità di lavorare o esigenze particolari, sostenendo la famiglia e la persona; gli altri dovremmo darli alle aziende per aiutarle a sostenere i posti di lavoro. Non sono decreti o slogan come quelli che fece Di Maio quando disse di aver demolito la povertà; noi non abbiamo visto questo gran risultato, anzi. La struttura del reddito è stato un vero e proprio fallimento, lo abbiamo visto anche dalle tante persone che non avrebbero dovuto percepirlo, creando altresì un meccanismo distorto. Bisogna educare al lavoro e aiutare le aziende ad assumere, ad esempio diminuendo il cuneo fiscale nel costo del lavoro. Gli interventi devono diventare mirati e non a pioggia poiché, come abbiamo visto, non servono e non abbattono la povertà”.

Reddito sì. Ma non dimentichiamo anche l’annosa questione del salario minimo. La Pietra spiega quindi la posizione decisa del Centrodestra in tal senso: “Il salario minimo è un tema certamente da affrontare ma non in maniera demagogica. Non possiamo dire di sì se poi si attacca la competitività delle nostre aziende. I posti di lavoro si creano solo permettendo alle aziende di crescere ed essere al passo coi mercati. Se questo non succede non si possono aumentare i posti di lavoro: il salario minimo deve avere un terreno fertile su cui costruire. Se non ci sono i presupposti rischi di far chiudere le aziende e, invece di avere il salario minimo, sei costretto a tornare a casa come licenziato perché l’azienda non ha avuto abbastanza forza per andare avanti. Non possiamo ammazzare le nostre aziende per importare prodotti da altri paesi in cui non sono rispettati sicurezza sul lavoro, sicurezza ambientale e tutela dei lavoratori. In questi ultimi anni c’è stato il trand di ammazzare le nostre imprese a favore di altre fuori dai nostri confini, peggiorando un equilibrio mondiale del sistema. Non vogliamo solo esportare ma anche proteggere il “Made in Italy”; questo è possibile attraverso la protezione delle nostre aziende e tutelarle attraverso una serie di norme che ad oggi, invece, le contrastano”.

Quando poi si parla di immigrazione molti tendono ad accostare al Centrodestra lo slogan ‘porti chiusi’, che da mesi circola nella campagna elettorale non tanto di Meloni quanto da alcuni alleati della leader di FdI, la Lega di Matteo Salvini in particolar modo. Cerchiamo di fare chiarezza con il Senatore su quello che è il progetto del Centrodestra sul tema immigrazione: “Il nostro programma non prevede i porti chiusi, questo è frutto di un racconto distorto del Centrosinistra. Noi non siamo contro immigrazione ed immigrati, noi siamo contro l’illegalità. Questo è l’aspetto centrale: in qualsiasi Paese si voglia andare bisogna farlo secondo alcune regole, dal passaporto ai mezzi predisposti. Noi non possiamo far venire qui chi abbia voglia di lavorare perché i flussi sono bloccati dall’immigrazione clandestina che sta saturando il nostro Paese. Noi accogliamo decine di migliaia di persone senza un ragionamento, un obiettivo, non facendo entrare chi vorrebbe lavorare e portare un supporto economico alla Nazione. La maggior parte dei clandestini inoltre non fa nemmeno parte dei rifugiati: solo il 4-5% entra regolarmente, gli altri sono immigrati, appunto, clandestini. FdI propone quindi un vero e proprio blocco navale, cercando di trovare un accordo con gli Stati da cui questi partono e fare degli hotspot lì per fare domanda ai nostri Consolati e alle nostre Ambasciate entrando attraverso giusta autorizzazione, altrimenti tornano indietro. Noi sembriamo i cattivi del mondo ma se si va in Francia, con i Governi socialisti, non riesci a passare Ventimiglia perché ti rigettano indietro, lo stesso in Spagna e in altri Paesi dell’UE. La difesa dei confini è un diritto di tutti i popoli e va rispettata”.

Infine le polemiche. Non è nuovo ai più che il partito di Giorgia Meloni sia stato oggetto di tanti attacchi per motivazioni che fanno da contorno alla politica, come la famosa foto delle mani sui capelli della leader di Fdi vicino a Matteo Salvini, oppure la fiamma tricolore nel simbolo del partito dato per favorito alle prossime elezioni come legame con alcune correnti di estrema destra. Patrizio La Pietra non ne vuole sentire di certe polemiche e rimanda le accuse al mittente con queste parole: “La fiamma è un simbolo assolutamente democratico, nato dopo la guerra e riconosciuto dallo Stato. Il Centrosinistra utilizza questi mezzi perché non ha argomenti concreti da presentare in campagna elettorale. Il programma del Centrodestra invece è molto chiaro e combatte contro un Centrosinistra senza proposte, che ha governato negli ultimi dieci anni senza mai vincere le elezioni e peggiorando quella che è la situazione del nostro Paese. Non avendo argomenti la loro unica arma è quella di attaccarci su temi che non esistono e questo non porta i cittadini all’abbassamento delle bollette o al bene dell’Italia”.

Alberto Maria Cambuli
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