PISTOIASETTE

Svolta storica sulla pillola abortiva Ru486

  • SANITA'
  • 12:35, 30/07/20
  • di Tommaso Serafini
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La Toscana sarà la prima regione d’Italia a consentire alle donne di poter assumere la pillola abortiva Ru486 anche al di fuori delle strutture ospedaliere

Lo scorso 29 giugno la giunta regionale della Toscana, attraverso una delibera, ha stabilito che le donne potranno effettuare l’interruzione farmacologica volontaria di gravidanza – attraverso l’assunzione della pillola Ru486 - anche all’interno di poliambulatori pubblici e consultori attrezzati a tal fine, senza la necessità di recarsi presso un presidio ospedaliero. La Toscana diventa così la prima regione italiana ad ammettere tale opzione che è destinata a fare da giurisprudenza, un’opzione che si inserisce nel solco che la Regione aveva già tracciato anni addietro quando – ancora una volta prima in Italia – aveva acquistato la pillola Ru486 dall’estero. La delibera di giunta è inoltre conseguente evoluzione del parere che il Consiglio Sanitario regionale emise il 5 marzo 2014 in risposta al Dipartimento regionale per il diritto alla salute, quando dichiarò come la pillola Ru486 dovesse essere erogata anche dagli ambulatori collegati agli ospedali senza necessità di ricovero nel rispetto della legge 194. Ha espresso soddisfazione in tal senso il Presidente della Regione Enrico Rossi, soffermandosi sia sulla necessità di garantire alle donne il minor disagio possibile in un momento già di per sé stesso drammatico, sia sul lungo percorso che ha portato a questa delibera. “Abbiamo sempre pensato che l’aborto con la pillola fosse il modo migliore per venire incontro ad una situazione per le donne drammatica, e adesso noi pensiamo che non solo sia corretto evitare il ricovero, facendo sì che la donna non sia costretta in questa situazione a passare un certo periodo dentro il reparto di ginecologia, ma che sia corretto distribuire la pillola Ru486 anche attraverso gli ambulatori. Sempre allo scopo di evitare disagi e sofferenze inutili, ma con la massima attenzione alla tutela della salute della donna. Per primi siamo intervenuti consentendo di poter importare il farmaco anche quando in Italia non era ancora commercializzato, aprendo così la strada al riconoscimento della pillola Ru486 a livello nazionale”.       

Ma che cosa cambierà sul piano pratico dopo questa decisione?              

Come detto, il punto fondamentale della delibera è quello di permettere l’IVG (Interruzione volontaria di gravidanza) farmacologica in tutte quelle strutture sanitare autorizzate dalla legge 194 e dotate delle attrezzature e dei requisiti richiesti. Quindi, appunto, poliambulatori e consultori collegati all’ospedale. Ma alla delibera è stato allegato anche il “Protocollo operativo per l’interruzione volontaria di gravidanza farmacologica”, dal quale dovrà poi essere adottato un documento clinico-operativo. Quattro le fasi previste dal protocollo che ora potranno essere fatte anche presso un consultorio o un ambulatorio: dopo i necessari accertamenti clinici il primo intervento che comporterà l’assunzione del mifepristone, a seguito del quale, previa positiva valutazione medica, la donna potrà fare ritorno a casa. Passate all’incirca 48 ore il secondo intervento con la somministrazione del misopristolo. Infine, dopo 14 giorni, avverrà il controllo per valutare se l’aborto sia effettivamente avvenuto. In caso positivo la donna sarà rimandata ad un ultimo controllo passato un mese, in caso negativo si provvederà ad attivare la procedura chirurgica presso il presidio ospedaliero. 500 euro la tariffa per l’intero percorso, compreso il farmaco Ru486, un costo che però non ricadrà sulle spalle della donna ma sarà completamente a carico del Servizio sanitario.           
Un altro aspetto, non secondario, che viene rilevato all’interno della stessa delibera, è quello di adoperarsi nel potenziamento delle strutture intermedie e dei consultori a tal fine. Un tema non di poco conto vista la difficoltà riscontrata anche dal Consiglio d’Europa nell’accesso per le donne all’interruzione della gravidanza. Nel gennaio del 2019 infatti, il Consiglio d’Europa, attraverso il Comitato per i diritti sociali, aveva sollevato il problema constatando come, nonostante la situazione generale fosse migliorata in tutta Italia, a livello locale sussistessero ancora “considerevoli disparità d’accesso all’interruzione della gravidanza” il che comportava e comporta tutt’ora un non piena applicazione della Legge 194. Più di un anno dopo, l’ultimo rapporto sull’applicazione della legge 194 da parte del Ministero della Salute ha rilevato l’aumento dei medici obiettori, con i ginecologi che sfiorano il 70 percento. Da qui, forse, anche l’intenzione nel breve termine di garantire una più cospicua presenza di personale medico sanitario non obiettore.          

A livello provinciale attualmente sono diverse le sedi alle quale è possibile rivolgersi anche semplicemente per un consulto medico relativo all’interruzione della gravidanza:

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Agliana: casa della donna;
- Lamporecchio: casa della salute;
- Monsummano Terme: casa della salute;
- Montecatini Terme: casa della salute;
- Pescia: centro socio-sanitario;
- Pistoia: centro donna e presidio distrettuale Fornaci;
- Quarrata: casa della salute;
- San Marcello Piteglio: presidio integrato ospedaliero.

Sono in tanti quelli che da più parti stanno sostenendo la decisione della regione Toscana, ritenendola uno storico passo in avanti nell’affermazione del diritto di autodeterminazione della donna.
“Grazie a questo impegno mi pare si possa dire che in Toscana facciamo un passo avanti nella direzione della libertà di scelta delle donne e della tutela della salute di tutte – ha commentato Serena Spinelli, medico pediatra e membro della commissione sanità e politiche sociali nel consiglio regionale – Continueremo a ribadire che è solo in questa direzione che devono essere destinate le risorse regionali. È stato un lavoro approfondito, che chiede di affrontare anche altri temi a partire dall’obiezione di coscienza e dal potenziamento del ruolo dei consultori pubblici”. Non mancano però alcune voci fuori dal coro, c’è infatti anche chi ha sollevato un problema legato al rischio di lasciare la donna sola ad elaborare quello che può essere definito un dramma personale. Ad esserne convinta è Anna Maria Ida Celesti, che ha rilasciato alcune dichiarazioni spogliandosi delle vesti di amministratore – è vicesindaco nel comune di Pistoia e presidente della Società della Salute - e tornando ad indossare quelle di ginecologa. Per la dottoressa Celesti è necessario prendersi in carico la donna dal punto di vista sanitario e psicologico nei tre giorni del trattamento “In questo caso vorrei lasciare fuori la politica e parlare da un punto di vista medico, e partire da una premessa che ogni qualvolta si prende la decisione di interrompere una gravidanza non è mai fatto a cuor leggero ma nasconde sempre un dramma psicologico, economico o sociale. Detto questo penso che sia un approccio sbagliato limitarsi alla presa in carico della donna solo nella somministrazione delle compresse e per i controlli, ma va fatto anche dal lato psicologico. Cosa che non può essere fatta se si trova a casa da sola. Non si risolve il problema distribuendo le compresse presso i consultori, ma prendendosi carico della donna sia dal punto di vista medico che psicologico all’interno di una struttura adeguata ”.  

Parole che sembrano ricalcare in un certo qual modo la decisione assunta dalla vicina Umbria dove, la giunta guidata da
Donatella Tesei, ha stabilito il ripristino del ricovero obbligatorio per tre giorni per le donne che si sottopongono all’interruzione di gravidanza farmacologica tornando indietro rispetto alla delibera che la passata giunta regionale umbra aveva adottato nel 2018 e che ne permetteva la somministrazione in day-hospital. Una scelta molto diversa da quella Toscana, sottolineata sempre dal presidente Rossi che ha parlato di “un’inutile sofferenza, un dispendio di risorse ed energie, e un imbarazzo che può essere evitato. Il nostro è un percorso opposto a quelle dell’Umbria e facciamo bene ad aiutarle in questo modo in una situazione così drammatica”.

Tommaso Serafini
Tommaso Serafini
Svolta storica sulla pillola abortiva Ru486
Svolta storica sulla pillola abortiva Ru486
Svolta storica sulla pillola abortiva Ru486