PISTOIASETTE

‘Titanio’ di Stefano Bonazzi: il degrado della periferia negli occhi di un tredicenne

Come ultimo incontro dell’anno, la libreria ‘Il Giardino delle Parole’ ha ospitato Stefano Bonazzi, scrittore ferrarese di grande talento e sensibilità. L’incontro si è tenuto il 19 novembre e a presentarlo è stato Alessandro Pagni, poeta e scrittore emergente. Stefano Bonazzi, oltre ad essere un brillante scrittore è anche fotografo, anzi ha iniziato con le arti visive per poi passare alla scrittura, per necessità di esprimersi attraverso un altro linguaggio. “C’era sempre qualcosa che non riuscivo ad esprimere a pieno, in parte perché la macchina fotografica è uno strumento che sta tra te e l’opera, possiede dei limiti e a volte impone dei vincoli, questa cosa non mi permetteva di comunicare in toto quello che volevo, quindi mi sono detto proviamo con la scrittura”.

‘Titanio’ parla della storia di Fran, tredicenne che cresce in un quartiere residenziale in stato di abbandono e degrado chiamato Ciambella. Fran viene interrogato per un crimine di cui è protagonista e da qui si sviluppa la storia, resa ancora più drammatica dal fatto di essere raccontata attraverso gli occhi di una persona così giovane e ingenua. Una tematica centrale del romanzo è il binomio diverso-normale, e l’autore stesso si è interrogato più volte su cosa sia veramente ‘normale’. Fran per esempio vede dell’affetto e della normalità nei comportamenti della sua famiglia, nonostante essi siano completamente malsani, ma arriva a pensarlo perché non possiede altri termini di paragone, non sa che c’è altro al di fuori della sua famiglia e del suo quartiere. L’autore ci dice che “lui [Fran] inizia a porsi certe domande solo dopo la conoscenza di Stella, la quale gli dice che c’è un mondo oltre la Ciambella. La normalità secondo me è puramente soggettiva, ed è influenzabile da moltissimi fattori”. La nostra percezione di ciò che ci circonda è estremamente soggettiva, in una realtà chiusa (anche da barriere fisiche) come quella del quartiere Ciambella è impossibile immaginare che tutto il mondo non sia in realtà così, un bambino di 13 anni non ha modo di vedere oltre quelle barriere, se non spinto da qualcun altro. Il libro è costituito da molte cornici: quella domestica, quella della Ciambella e quella mentale di Fran. Tutte queste cornici oltre ad influenzare la visione del mondo di Fran, influenzano anche i suoi comportamenti, perché non è un personaggio che nasce cattivo, o almeno non del tutto. A proposito di questo, Stefano dice: “Per quanto mi riguarda la mia idea è che non nasciamo tutti innocenti, può esserci già una sorta di germe dentro di noi, poiché c’è sempre l’anomalia, la diversità. Magari in Fran c’è già qualcosa che non va, c’è già una miccia che il contesto fa esplodere”. Oltre al protagonista, il romanzo è fatto di altri personaggi, tutti molto ambigui, nessuno è completamente sincero e puro dal punto di vista morale, se non Stella. Questi personaggi, il contesto, l’ambientazione creano un’atmosfera un po’ noir, che entra in contrasto con l’innocenza che un ragazzino di quell’età dovrebbe avere. Attraverso la brutalità di questo contrasto, l’autore intende spingere il lettore al ragionamento e suscitare in lui delle pulsioni.

Alessia Morosi
Alessia Morosi

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